Il comando nella pubblica amministrazione: cos'è, durata e chi paga
Cos'è il comando presso un'altra amministrazione, quanto può durare, chi paga lo stipendio, perché serve il tuo assenso e come si differenzia dal distacco.
Redazione CambioSede · pubblicato il 11 ottobre 2026 · 3 min di lettura
Che cos'è il comando
Con il comando un dipendente pubblico va a lavorare per un'altra amministrazione per un periodo determinato, restando dipendente del proprio ente. Il rapporto di lavoro non passa al nuovo ente, come succede invece con la mobilità volontaria: alla fine del comando si rientra nell'amministrazione di appartenenza.
La disciplina di base è l'art. 56 del DPR 3/1957 (testo unico degli impiegati civili dello Stato): il comando si dispone per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando serve una speciale competenza. Per tutte le amministrazioni, l'art. 30, comma 2-sexies, del d.lgs. 165/2001 consente di utilizzare in assegnazione temporanea personale di altre amministrazioni per esigenze organizzative.
Serve il tuo assenso
Il comando si dispone d'intesa tra le due amministrazioni e con il previo assenso dell'interessato: nessuno può essere comandato contro la sua volontà. Di solito l'iniziativa parte dall'ente che ha bisogno di personale, ma è frequente che sia il dipendente a proporsi.
Quanto dura
L'art. 30, comma 2-sexies, prevede l'assegnazione temporanea presso un'altra amministrazione per un periodo non superiore a tre anni, fatte salve le norme speciali di alcuni settori. Alla scadenza il dipendente rientra, salvo che nel frattempo si arrivi a un passaggio definitivo con la mobilità. Per eventuali regole particolari del tuo settore, chiedi all'ufficio del personale.
Chi paga lo stipendio
Per gli enti con autonomia finanziaria, l'amministrazione che utilizza il dipendente rimborsa a quella di appartenenza il costo del trattamento fondamentale (art. 70, comma 12, del d.lgs. 165/2001). In pratica lo stipendio può continuare a essere pagato dall'ente di appartenenza, che poi viene rimborsato. Le voci accessorie legate al lavoro svolto (per esempio la produttività) di solito le riconosce l'ente dove si lavora: conviene chiarirlo prima.
Dal comando al passaggio definitivo
Il comando è spesso una prova prima del trasferimento. Dal 2026 le amministrazioni che prevedono almeno dieci assunzioni nell'anno devono destinare alla mobilità almeno il 15% delle facoltà assunzionali, dando la precedenza ai dipendenti in comando da almeno dodici mesi, della stessa area, con una valutazione della performance pienamente favorevole (sono esclusi i comandi presso gli uffici di diretta collaborazione).
Attenzione: se il dipendente in comando non presenta domanda di inquadramento, il comando cessa e non può essere riattivato per diciotto mesi.
La regola non vale per la Presidenza del Consiglio, gli enti locali fino a 50 dipendenti, l'ARAN e gli enti del Servizio sanitario nazionale.
Comando e distacco: la differenza
- Nel comando lavori per l'altra amministrazione, che organizza il tuo lavoro e ne usa i risultati.
- Nel distacco lavori presso un altro ente ma nell'interesse della tua amministrazione, che ti ha mandato lì per un suo obiettivo (per esempio un progetto comune).
Il distacco nel lavoro pubblico non ha una disciplina generale unica: è regolato da norme speciali e dai contratti collettivi, quindi le regole possono cambiare da settore a settore. Vedi il distacco nella pubblica amministrazione.
Un'altra posizione temporanea, con regole sue, è il collocamento fuori ruolo.
Comando o mobilità?
Se il tuo obiettivo è restare stabilmente in un'altra sede, il comando può essere un passaggio intermedio, ma non garantisce il trasferimento. Le strade definitive sono la mobilità volontaria e l'interscambio: vedi Mobilità volontaria nella PA e L'interscambio passo per passo (art. 30).
Fonti
- DPR 10 gennaio 1957, n. 3, art. 56 (comando presso altra amministrazione).
- D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 30, commi 2-bis e 2-sexies, e art. 70, comma 12 (testo vigente consultato su Normattiva).
- D.l. n. 25/2025, convertito dalla legge n. 69/2025 (art. 30, comma 2-bis, riscritto).
Questa guida ha valore informativo e non sostituisce le indicazioni della tua amministrazione: prima di avviare una pratica verifica sempre con l'ufficio del personale.